Introduzione alla lettura di Bérénice

La presentazione che segue fu pronunciata da Gabriel-Aldo bertozzi all’Ambasciata del Brasile, Roma, Piazza Navona, nel pomeriggio del 4 giugno 2001, in occasione della presentazione di un fascicolo della rivista e pubblicata poi nel n° 25 di Bérénicedel 2001.

INTRODUZIONE ALLA LETTURA DI BÉRÉNICE

di GABRIEL-ALDO BERTOZZI

Che cos’è una rivista? Innanzitutto 1) scelta e 2) precisione: 

1) La scelta, come tale, è sempre partigiana e quindi soggetta al giudizio critico. Le riviste che oggi si trovano in reprints, divenute “storiche”, perché anticiparono il percorso degli eventi oppure perché vi si opposero, non sono quelle che pubblicarono a suo tempo articoli più o meno interessanti, lavori “dignitosi”, talvolta perfino encomiabili, in una mescolanza di punti di vista eclettici, ma quelle, appunto, che furono coerenti con le teorie del gruppo che le promosse.

2) La precisione, intesa nel senso più pregnante, è attenzione rivolta contro la sciatteria, l’approssimazione, la superficialità non solo delle idee, ma anche del linguaggio. Non mi riferisco quindi a irregolarità, anticonformismo, originalità, errore pure, che se ragionati, voluti, costituiscono un livello sempre auspicabile, risultato di vera creazione, ma tanto raro quanto il cosiddetto “genio”.

Che cos’è Bérénice? Oltre a questo, è una rivista che si accresce di altri requisiti: a) volontà del nome; b) riflesso o contraccolpo della storia; c) presenza “extra cuna”; d) équipecasting; e) essenzialità del discorso; f) settore operativo; g) forza trainante: Mi soffermo sui vari punti:

a) la volontà del nome. Nel primo numero della Nuova Serie, marzo 1993, dopo più di dodici anni di silenzio sull’origine del nome, spiegavo che non si trattava di un omaggio alla letteratura francese per i più o meno noti riferimenti a Racine, Corneille, Barrès, Verlaine, Claude Simon, à Bertozzi lui-même – caso mai a Berenice Pancrisia, mitica e perduta città egiziana dell’oro e dei papiri –, ma alla celebre chioma per gli evidenti riferimenti con l’infinito e l’infinitesimale, riscontrabili soprattutto nei saggi dedicati all’Inismo.

b) Il riflesso o contraccolpo della storia. Lo spirito reazionario degli ultimi decenni del Novecento, proprio nel 1980, anno di nascita della rivista, inizia la sua folle accelerazione che giunge ai nostri giorni. Da tempo avevamo espresso in mille modi che «la fede in un’idea vince lo stato più forte della Terra» precisando sempre però che la fede in un’idea può essere un mostruoso errore se germogliata dal seme della barbarie e non da un’ideologia avanzata (… ed è nella sua grettezza perfino controproducente perché sollecita un Unanimismealla Jules Romains a favore del suo bersaglio). Nella mia Guida del Rivoluzionarioscrivevo: «Arriviamo fino all’insolenza; la creatività rivoluzionaria e l’insolenza sono sempre state sorelle. Ma distinguiamo: l’insolenza senza creatività è pura idiozia». Le grandi teorie dunque si sono affievolite, sono svanite, ma Béréniceresta sul campo, isolata da un mondo la cui mancanza di valori, di identità permette il proliferare di false forme di misticismo, di esoterismo, di new agespiù olddel cucco (eppure non dovremmo dimenticare che il maggior bersaglio dei poeti rivoluzionari di fine Ottocento, i cosiddetti “poeti maledetti” fu rappresentato dalla lotta contro la degenerazione del Romanticismo). Le grandi ricerche prima sull’alchimia, sulla magia, sulla potenza delle antiche scritture vengono banalizzate. Un esempio canonico è l’Egitto, ormai protagonista delle nostre edicole con CD e dispense, librerie con romanzi e saggi, film colossali, trasmissioni televisive, i quali, tutti, continuamente ci svelano finalmente il grande segreto delle piramidi. Anche il resto della vecchia avanguardia, prima indeciso tra il comico e il grottesco, sceglie definitivamente la via del bricolage, sotto il nome di sperimentazione. Delitto, frustrazione e castrazione trovano il loro più grasso alimento non tanto nella mancanza d’identità, quanto da un’errata ricerca d’identità. Ma Bérénice, ripeto, resta sul campo e si associa alla Terza Fase dell’Avanguardia rappresentata dall’Internazionale Novatrice Infinitesimale.

c) La presenza “extra cuna”. Intendo dire che Bérénicenon viene divulgata solo nella stretta area di produzione (Roma, Pescara), ma è presente, ogni primavera, al Salon du Livre di Parigi. Talvolta è stata la sola rivista italiana con uno stand. Perché? Eppure, è noto il potere anche politico della nostra editoria. La risposta è semplice, i nostri mass media mirano alla quantità più che alla qualità, perché è con la prima che va l’establisment. Non solo figura al Salon du Livre (marzo), ma per fare altri esempi parigini, partecipa pure al Salon Euro-Arabe (giugno) e nel Salon de la Revue (ottobre) È presente pure a Torino, Bologna, Nizza, Francoforte!

d) Équipe o casting. Devo dire che siamo stati sempre molto severi nella scelta dei collaboratori, ma anche molto fortunati. Collaboratori nel senso più ampio perché una rivista come la nostra non si fa solo scrivendo, come illustra la quarta di copertina del n.7 (marzo 1995): “ASI SE HACE LA REVISTA”. Primo fra tutti il primo, l’editore Luciano Lucarini che ha completamente finanziato i primi 33 storici numeri della Prima e Seconda Serie. Poi quasi tutti quelli che riteniamo i migliori nel mondo. A tal proposito si vedano gli indici pubblicati da Laura Caronna nel 1993. Per gli studiosi/curatori dei numeri speciali abbiamo scelto sempre i maggiori specialisti degli autori trattati, come quelli che ne avevano o avrebbero dovuto, secondo noi, curare la pubblicazione delle opere complete (es. nella Pléiadeper i francesi) quando si trattava di autori altrettanto scrupolo lo abbiamo riservato per la letteratura militante, ma possiamo dire serenamente di non essere mai stati succubi dell’ufficialità, quest’ultima l’abbiamo rispettata quando abbiamo avuto la prova che corrispondeva a meriti reali.

e) L’essenzialità del discorso. Si potrebbe dire anche l’esaustività del discorso! Significa che non pubblichiamo sulla nostra rivista articoli a caso, ma procediamo per numeri monotematici rendendo quasi obbligatoria la consultazione del tale o tal altro argomento a tutti coloro che desiderando occuparsene o approfondire non vogliono restare nella schiera dei dilettanti. Così, chiunque voglia seriamente documentarsi su Baudelaire, Cros, Rimbaud, Corbière, Nouveau, Huysmans oppure su Maupassant, Integralismo, Impulsionismo, Parossismo, Simultaneismo, Sincronismo, ma pure su Apollinaire, Romanzo surrealista, Nouveau Roman, e più recentemente sulla Lettera e il Segno nelle “Scritture” contemporanee, Prefuturismo belga, le riviste dalla “Belle Époque” ai nostri giorni, letteratura odeporica, realtà virtuale, Avanguardia e Modernismo, fotografia e letteratura, l’idea di “visionario”, Arkitettura & Avanguardia, Magia, letteratura occitanica, sul teatro italiano e spagnolo contemporaneo, sui mostri, ecc. dovrà tener conto del lavoro già svolto da Bérénice. Riteniamo infatti che una rivista che pubblichi un po’ di tutto, di tutti, non serva a molto a causa della dispersione. Questa scelta comporta un limite che è però da noi superato con la soluzione di numeri prevalentemente monotematici, cioè che danno spazio anche a scritti che meritano in ogni caso una collocazione, purché rientrino nell’area d’indagine precisata dalla testata: rivista di studi comparati e ricerche sulle avanguardie.

f) Il settore operativo. Bastano poche parole per spiegarlo: la nostra rivista non è esclusivamente letteraria, anzi, si propone di denunciare sempre più i limiti della “letteratura”! È pertanto pluridisciplinare e quando si dice “di comparatistica” non significa che il primo termine sia sempre la letteratura (es. letteratura e cinema, letteratura e arte). Possiamo quindi parlare non solo di teatro e cinema, ma anche di architettura e astronomia o dell’Africa nell’immaginario europeo. Ritenendo pure che la comparatistica pur non avendo un riscontro diretto con le avanguardie, è grazie all’opera di sensibilizzazione di queste ultime, all’accostamento e perfino unione dei settori operativi, che ha potuto affermarsi e trarre pure dal limbo discipline come la traduttologia.

g) La forza trainante. Bérénicesi avvale pure di un potente motore supplementare che è l’Inismo. Avendo l’Inismo sue proprie riviste tra cui l’ultima nata è Inism; numerosi siti web, una bibliografia ormai sterminata, una presenza nelle grandi sale espositive internazionali, e facendo l’Inismo molto spesso riferimento a Bérénice, questo agisce come vento di poppa rendendo non solo più facile la sua promozione, ma più adeguato ai tempi il tipo di promozione. Come nel caso di Internet. Tra il frontespizio e il sommario infatti si possono leggere gli indirizzi dei siti in cui viene illustrata la nostra rivista, in particolare www.inisme.com,www.gabertozzi.com

A nome di tutti i miei compagni di viaggio, vi ringrazio per l’attenzione.

Ambasciata del Brasile,

Roma, Piazza Navona,

pomeriggio del 4 giugno 2001


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